Siamo nella stessa barca: genitori e figli…insieme

tessere famiglia

Foto ©Luigi Pasetto

“Perché mi tratta così, perché non mi dà retta, perché non mi ascolta?”

“A scuola è un altro…come è possibile….non lo riconosco più.”

“Non mi racconta più nulla, per sapere di lui devo chiedere ad altri…”

“La sua famiglia non è più quella di prima, mamma e papà sono lontani…lui è triste, arrabbiato e non so come fare.”

Storie di ogni giorno, momenti di vita che ogni genitore può trovarsi ad affrontare nel proprio cammino familiare. Storie che, prima di tutto, hanno bisogno di essere ascoltate, accolte per restituire ad ogni protagonista la capacità di riconoscere, delimitare e circoscrivere il riverbero che le proprie azioni ed emozioni hanno sui propri figli.

La consulenza pedagogica offre uno spazio all’interno del quale potersi raccontare e dipanare insieme al consulente pedagogico l’intricata matassa degli affetti al fine di trovare nuove e percorribili strategie educative.

Il punto di partenza, nelle questioni che vengono poste, è sempre il figlio: è lui il motore che porta il genitore a rivolgersi a  cropped-logoTessereFamigliaprova.jpg

La domanda portata dal genitore è come poter cambiare le cose, come far stare meglio il proprio figlio: cropped-logoTessereFamigliaprova.jpg, per rispondere a questa domanda, offre un processo di affiancamento al genitore affinché possa acquisire gradualmente la consapevolezza che in educazione non esistono ricette, risposte assolute, ma esistono principi da cui partire, che poi vengono declinati in azioni specifiche, personali e consapevoli.

L’apprendimento della capacità di ascoltarsi, ovvero la capacità di riconoscere e distinguere i propri bisogni da quelli dell’altro, sarà lo strumento che consentirà al genitore la possibilità di porre le basi per la costruzione di uno spazio in cui poter iniziare a giocare con il figlio una nuova e più efficace modalità comunicativa. L’acquisizione di tale capacità consentirà al genitore di ascoltare in modo nuovo il proprio figlio e, conseguentemente, di poter costruire con e per lui esperienze quotidiane che gli consentano di sviluppare appieno le proprie potenzialità.

 

cropped-logoTessereFamigliaprova.jpg  riceve a Milano, in Via Romolo Gessi 55, su appuntamento previo contatto telefonico (347.4299812) o invio mail (info@tesserefamiglia.it).

 

©Francesca Albertario

Questioni di disordine……

©Walt Disney

Quella camera è il regno del caos! Non lo sopporto più! Fa apposta a non darmi retta, mi vuol far diventar matta! Perché fa così?!

Già, ma perché lo fa? Forse è da qui che bisogna partire.

A volte ciò che per noi è disordine, per nostro figlio è un modo per risolvere un bisogno e quella è l’unica strada che ha trovato. Aiutiamolo a trovare modi diversi per risolvere la questione.

Per farlo dobbiamo ascoltarlo: non giudichiamo il suo modo, ma capiamo la sua domanda e insieme a lui troviamo un nuova risposta.

A questo punto l’ordine farà spazio nel disordine, nella mente, così come nella sua stanza.

Ah dimenticavo…ricordiamoci che in ognuno di noi c’è uno spazio di disordine e ci deve essere, però da adulti sappiamo e dobbiamo riconoscere uno spazio limitato in cui lasciare il nostro disordine. I nostri figli devono imparare ciò e per farlo occorre dare loro uno spazio ben definito, in cui possano lasciare le cose così come capitano per poi metterle a posto, quando saranno pronti.

©Francesca Albertario

2/Separazione – Disorientamento: domande di senso

Foto ©Luigi Pasetto

Nell’immediato, la separazione del nucleo familiare porta in sé ai suoi componenti un profondo senso di disorientamento caratterizzato da domande sul senso della propria vita: chi siamo, dove andiamo, chi sarà con noi ora?

Queste domande appartengono a tutti noi e ci accompagnano per tutta la vita: esse si fanno vive, ogni volta che la perdita, sia essa di una persona o di una situazione/status, si fa presente. Questa ricerca di senso, significato, si fa presente ogni volta che l’ignoto bussa prepotentemente alla nostra porta.

Non possiamo e non dobbiamo quindi dimenticare che di fatto l’intera nostra vita è segnata da questo cammino di ricerca. Come adulti, se siamo consapevoli di ciò, lo siamo anche del fatto che la vita è caratterizzata da un continuo fluire di eventi a cui dobbiamo far fronte: nulla è statico, uguale a se stesso, nel bene e nel male.

E’ questa consapevolezza rispetto all’esistenza del cambiamento, che può dare all’adulto quello sguardo di speranza imprescindibile per poter affrontare positivamente i momenti di crisi. E’ con questo sguardo di speranza che il genitore può sostenere il proprio figlio. Il bambino, l’adolescente, diversamente dall’adulto, non ha ancora fatto esperienza del fatto che ogni situazione specifica è transitoria. Per il ragazzo il qui e ora è per sempre.

©Francesca Albertario